
USA - 1h19' - regia: Woody Allen - genere: Commedia - anno: 1983
Germania, anni Trenta. Leonard Zelig per paura della solitudine, assume le sembianze e la psicologia delle persone che lo circondano. Una psicanalista se ne innamora e lo salva, alla fine, dalla Germania hitleriana.
bah...
RispondiEliminaa sto punto,era meglio vedersi la comunione di sabatino...
Ahh ora comprendo il significato di questa locandina che mi era sembrata un po' particolare
RispondiEliminaappena l'ho vista, con quel nome ripetuto tante volte in caratteri sempre diversi...bella troovata...L'uomo camaleonte, Zelig...
Per quanto pesante sia stato questo film, soprattutto (credo) perchè per buona parte non abbiamo capito un'acca, essendo tutto in english e senza sottotitoli, devo dire che come tematica era alquanto interessante e più che mai attuale.
Un'analisi anche molto critica sull'identità, quell'identità di massa che rende un po' tutti dei piccoli Zelig, conformisti fino allo spasimo
(soprattutto quando affermiamo con convinzione di non esserlo) un po' per vizio, un po' per necessità. Come Leonard Zelig ci adattiamo alle abitudini e alle mode, cambiamo in base alle persone e ai luoghi, ci trasformiamo- sì - a chi non è mai capitato, per esempio, di assumere nel proprio linguaggio termini o espressioni appartenenti ad altri? All'estremo, trasformiamo noi stessi in ciò che a volte non siamo,
così insicuri, affamati di punti di riferimento e costantemente in viaggio tra le possibilità che ci offre il reale, in continua costruzione di
noi stessi nel mondo e tra gli altri. Si potrebbe scrivere un trattato di psicologia su questo tema, gli spunti arrivano a valanga ora, mentre scrivo, ma non divaghiamo....
Zelig si difendeva, trasformandosi in chi aveva accanto. Chiuso a chiave in se' stesso il suo vero Io, disprezzato e maltrattato, si annullava per integrarsi nella massa, per far parte di qualcosa che lo respingeva, che l'avrebbe respinto se fosse stato UNO, come poi è in effetti successo. Viveva, essendo tutti e nessuno. Lui, col suo disagio interiore, mostrato così palesemente eppure così complicato
da sviscerare, viene a diventare fenomeno da baraccone, icona delle folle, idolatrato da molti e usato, studiato, analizzato, violato, interpretato.
Ma quanto diverso era poi , nel suo disagio da quella massa informe che si contorceva sulle note del ballo del camaleonte? La massa che segue la scia della moda, che innalza e distrugge idoli alla velocità della luce, senza senso, la massa che è tutti e nessuno eppure comanda su tutti.
Alla fin fine mi è piaciuta anche l'idea del documentario (se fosse durato meno probabilmente sarebbe stato più apprezzato), se non altro perchè ha spiazzato un po' tutti noi, che l'avevamo scelto a scatola chiusa ed eravamo già tutti pronti a vedere il classico film. Cavoli, questa è originalità, è uscire dalle masse e dagli stereotipi e alla fine, riflettendoci, la fatica che abbiamo fatto a seguire questo film ha mostrato quanto anche un pugno di persone in una casa, ancora oggi, possano essere menti modellate da una cultura "di massa" che ci ha abituato a determinati standard....
Beh, in effetti credo che se ci fossero stati i sottotitoli sarebbe stato molto meglio. Come ho già detto domenica la storia era molto interessante, anche se avrei preferito lo stile film e non documentario. Però come diceva D.D. il documentario non era così male...se solo fosse stato più corto.
RispondiEliminaBeh, comunque sia lo abbiamo visto fino alla fine, e quindi credo che anche se in minima parte ha colpito tutti.
Viper